Nola, l’Agenzia per la Coesione revoca il finanziamento alla Parthenope per il centro ricerche nelle ex Casermette

Nola – Il centro e laboratorio di ricerca per la” pipenet “ non si farà. L’Agenzia per la Coesione del territorio con un decreto del direttore generale ha revocato all’Università Parthenope il finanziamento di 7 milioni e 900 mila euro.

Constato che pur avendo sottoscritto – si legge nel decreto – la convezione per la concessione di sovvenzione ha contestualmente dichiarato di non accettare condizioni essenziali ivi previsti, fra le quali, in particolare, l’ammontare del contributo assegnato in quanto corrispondente al 50% e non al 100% dell’investimento impugnando altresì i decreti di assegnazione del suddetto contributo”.

La notizia rappresenta un po’ una “doccia gelata”, visto che si era riposta grande fiducia nella realizzazione del centro, la cui ubicazione era stata individuata all’interno dell’area dell’ex Casermette in piazza D’Armi.

L’ipotesi era stata, tra l’altro, molto caldeggiata dall’ex amministrazione comunale Minieri, così come dalla successiva commissione prefettizia. Quest’ultima, infatti, con delibera numero 7 del 18 febbraio scorso, a firma dell’ex commissario prefettizio, Enrico Gullotti, aveva dato il via libera all’ università per realizzazione del progetto

Ed invece il tutto si è risolto in nulla di fatto, vista la revoca del finanziamento. Quanto accaduto riapre il dibattito sulla riqualificazione delle ex Casermette, nell’ambito più generale della risistemazione di piazza D’Armi.

Per la verità già sentenza del Tar dello scorso 20 giugno – che aveva accolto le osservazioni che nel 2016 dei cittadini, degli operatori commerciali, e delle associazioni della città di Nola,  nei confronti della delibera del Consiglio comunale – all’epoca amministrazione guidata dall’ex sindaco Geremia Biancardi  che trasformava la zona dove insiste la caserma Cesare Battisti da H – riservata ad attrezzature pubbliche di interesse comunale – a zona G – attrezzatture di interesse collettivo – sollevava circa la realizzazione del centro sperimentale.

La derubricazione nuovamente da G ad H della zona, decisa dal Tribunale amministrativo, non rendeva l’area interessata non più urbanisticamente compatibile per la realizzazione del centro sperimentale in quei mesi aggiudicatario del finanziamento. Ecco che si era già stata ipotizzata una possibile variante per uscire dall’impasse.

Il tema di fondo rispetto a tutto quanto sta accadendo resta il riordino urbanistico generale con l’approvazione del Puc. Ormai la gestione del territorio è affidata ad uno strumento urbanistico inadeguato, il vecchio Piano regolatore, risalente al lontano 1995.

In questi anni, infatti, la città si è estesa e stratificata: sono intervenuti tre condoni, sono aumentate le esigenze legate a spazi verdi e ai luoghi per servizi alla comunità.

La mancanza del Puc è stata compensata per lo più con provvedimenti urbanistici in deroga, accedendo alle opportunità residuali del Piano Regolatore, oppure ricorrendo alle opportunità del Piano Casa, con gli abbattimenti e le ricostruzioni.

Ora, però, è giunto il momento di un “cambio di passo” strutturale per addivenire ad una pianificazione del territorio più sistematica e adeguata alle necessità.

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