Nola nel 1846. Ritardi lavori slargo San Felice: chi era l’infingardo per De Vero?
Nola – Nella lettura dei documenti storici a volte si resta sorpresi di quanto la storia riporti fatti e situazioni che ci sembrano ancora molto attuali.
Tra le grandi opere che i Borbone realizzarono per il Regno una delle più innovative fu la costruzione della prima rete ferroviaria del territorio italiano, inaugurata da re Ferdinando II di Borbone nel 1839. Il tronco ferroviario, a doppio binario, collegava Napoli a Granatello di Portici . Il percorso ferroviario presto congiunse altre città del Regno tra cui anche Nola con la prima linea Nola-Cancello inaugurata nel 1846.
Insieme alla ferrovia venne sistemato il piazzale di accesso alla città, il cosiddetto Largo del Passetiello o Slargo San Felice, dove si posizionò la stazione ferroviaria i cui lavori vennero eseguiti a carico del comune per il vantaggio che la ferrovia offriva alla città.
Mentre la ferrovia nel 1846 era sostanzialmente completata le opere di sistemazione della piazza, eseguite dal comune, procedevano con grande ritardo a causa di una manodopera incapace e improduttiva.
Il simpatico aneddoto sui motivi del ritardo ci viene raccontato dall’architetto Emilio De Vero direttore delle opere: “….disgraziatamente l’epoca era nemica, ognuno si credeva aver diritto di fruire del denaro che si spendeva dal Comune di essere indipendente e di non corrispondere agli obblighi dovuti secondo la giornaliera mercede che si pagava, quindi una massa di gente inutile ed infingarda, per amor della quiete, fu nel lavoro accolta”.
La storia ha una strana tendenza a ripetersi, e ciò è particolarmente evidente nei contesti in cui l’inefficienza e l’opportunismo si intrecciano. Questo scenario non è solo una questione di ritardi nei tempi di consegna; rappresenta un microcosmo delle dinamiche politiche e sociali che, troppo spesso, si manifestano nel corso dei secoli.
La parola “infingardo” usata dal De Vero, con il suo carico di significato, evoca un senso di passività e di rifiuto di affrontare le responsabilità. Questo termine si adatta perfettamente alla condizione di molti che, di fronte alle sfide politiche e sociali, tendono a rifugiarsi in una sorta di inerzia avvilente. Questa attitudine non è solo una questione di pigrizia, ma riflette una profonda disillusione nei confronti delle istituzioni e della capacità di cambiamento.
Quando le persone si sentono schiave di una situazione che sembra immutabile, è facile cadere in un ciclo di apatia. Le decisioni politiche che influenzano la vita quotidiana spesso generano ansia e confusione, spingendo gli individui a chiudersi in se stessi piuttosto che a impegnarsi attivamente. Questa inerzia collettiva non solo rallenta il progresso, ma alimenta anche un senso di colpa: ci si sente responsabili per l’assenza di cambiamento, ma si è incapaci di trovare il coraggio di agire.
Riflettere su questo tema significa riconoscere che ogni cittadino ha un ruolo fondamentale nella costruzione della comunità. Superare l’infingardaggine richiede un atto di volontà, la capacità di alzarsi e prendere posizione, nonostante le difficoltà. È un invito a non lasciarsi sopraffare dalla rassegnazione, ma a impegnarsi attivamente per il bene comune. Solo così si può sperare di trasformare l’inerzia in un movimento propositivo, capace di generare reale cambiamento e di risvegliare una coscienza civile più forte e responsabile.
di Maurizio Barbato
