Cresciamo!Insieme ancora di più. Intervista Roberto Ricciardi, Presidente della BCC Terra di Lavoro San Vincenzo de’ Paoli
Presidente Roberto Ricciardi, i dati recenti confermano una crescita costante dei volumi della banca. In un contesto economico complesso, cosa rappresenta questo risultato e quali sono i pilastri strategici di questa espansione?
I numeri raccontano una storia chiara: la nostra BCC è riconosciuta come un’istituzione autenticamente differente rispetto al panorama bancario tradizionale. Siamo una banca con un’anima, che mette al centro le persone per costruire risposte finanziarie su misura. La straordinaria fiducia che i nostri soci e correntisti ci rinnovano è il vero motore di questa crescita. È maturata la piena consapevolezza di cosa significhi avere al fianco una vera “banca di comunità”: una finanza etica che restituisce valore al territorio.
Per nostra natura non partecipiamo a logiche speculative o risiko bancari. La nostra espansione ha una missione civica, scritta nell’Articolo 2 del nostro Statuto: far sì che il risparmio raccolto sui nostri territori si trasformi interamente in credito reale per le famiglie e le imprese locali, anziché prendere la strada di centri finanziari lontani.
L’apertura della nuova filiale di Maddaloni e l’ampliamento della Sede di Direzione Generale a Casagiove segnano passi fondamentali. Quale valore aggiunto porteranno queste strutture?
Maddaloni è da sempre un polmone vitale del nostro territorio, dove contavamo già tantissimi soci. L’apertura della nuova filiale risponde al desiderio di offrire un presidio ancora più vicino e tempestivo, permettendoci al contempo di allargare il raggio d’azione verso l’area nolana.
L’ampliamento della sede centrale di Casagiove, invece, ci consentirà di accentrare in un’unica struttura moderna le funzioni aziendali oggi distribuite tra Santa Maria Capua Vetere, San Prisco e Casagiove, garantendo processi più rapidi. Ma questo progetto ha soprattutto un cuore sociale: inaugureremo un grande Auditorium intitolato a San Vincenzo de’ Paoli, una “casa della comunità” aperta alle associazioni, alla cultura e alle idee.
In che modo la visione sociale del credito cooperativo si traduce in interventi concreti per la comunità e per le fasce vulnerabili?
La nostra visione si riassume in una parola: restituzione. Mentre il sistema finanziario tradizionale misura i contesti solo come numeri, la nostra BCC valuta il proprio successo nella capacità di elevare il benessere sociale e culturale della propria gente.
Grazie alla fedeltà dei nostri soci, la banca genera utili che non vanno a dividendi privati, ma ritornano interamente al territorio. Questi fondi si trasformano in risorse concrete destinate alla solidarietà, al sostegno delle fasce meno abbienti, all’assistenza sociale e al volontariato, affinché nessuno rimanga indietro.
La crescita della BCC si esprime anche nella valorizzazione del patrimonio culturale e nell’attenzione alle nuove generazioni. Quali sono i progetti più significativi in questi ambiti?
Investiamo risorse reali per mostrare la storia e la bellezza di Terra di Lavoro. Dopo aver finanziato la valorizzazione di due sculture al Museo Archeologico dell’Antica Capua con il maestro Luigi Spina, stiamo realizzando con lui il progetto visivo “Terra di Lavoro: paesaggi inattesi”, che sveleremo all’inaugurazione del nuovo Auditorium.
Parallelamente guardiamo ai giovani, che rappresentano il nostro presente. Vantiamo un’Associazione Giovani Soci con circa 450 ragazzi. In cantiere ci sono molte iniziative, a partire dall’appuntamento del 1° ottobre presso la Tenuta Re Ferdinando a San Prisco dedicato alla promozione culturale, fino all’assemblea di fine anno per il rinnovo degli organi sociali. Vogliamo offrire loro spazio e strumenti per diventare la classe dirigente di domani.
Sul fronte dell’inclusione e della parità di genere, quali azioni concrete state promuovendo e che messaggio desidera rivolgere alle donne del territorio?
Siamo tra le primissime Banche di Credito Cooperativo ad aver ottenuto la Certificazione per la Parità di Genere. Per noi non è un punto d’arrivo, ma un percorso rigoroso che richiede investimenti continui in risorse e formazione affinché il merito femminile sia valorizzato senza barriere.
Alle donne diciamo che la BCC è al loro fianco con strumenti concreti, ascolto ed empatia. Da anni promuoviamo l’iniziativa “Terra di Donne”, nata per premiare le eccellenze femminili della nostra terra nate nel campo della ricerca, dell’imprenditoria e dell’arte. Far conoscere le loro storie significa offrire modelli positivi e dimostrare alle giovani che, con la determinazione e l’appoggio di una banca amica, ogni traguardo è raggiungibile.
Guardando avanti, come immagina l’evoluzione della BCC Terra di Lavoro nei prossimi anni?
Immagino una banca che continui a fare il proprio mestiere con eccellenza, garantendo al territorio le risorse necessarie per crescere, innovare e creare lavoro. Il nostro obiettivo strategico è completare una continuità territoriale che abbracci l’area da Cassino fino a Nola, coinvolgendo sempre di più le nuove generazioni nella vita democratica dell’istituto.
La BCC Terra di Lavoro non è semplicemente una banca: è un patrimonio di tutti, un punto di riferimento solido, umano e sicuro per l’intero tessuto economico e sociale della nostra terra.
Ecco il testo dell’intervista al Direttore Francese ottimizzato e snellito.
Direttore Antonio Francese, i numeri della recente relazione semestrale mostrano indici di crescita e di solidità finanziaria eccezionali. Come si traducono questi risultati in stabilità per i risparmiatori e sostegno concreto per il tessuto sociale di Terra di Lavoro?
I risultati della semestrale sono una conferma della solidità del nostro modello. Per una BCC l’utile non è un punto di arrivo o un dividendo da massimizzare, ma uno strumento per rafforzare il patrimonio, tutelare i risparmiatori e produrre un vantaggio per la comunità.
Attraverso la mutualità trasformiamo la gestione economica in interventi diretti: nell’ultimo periodo abbiamo destinato 379mila euro a favore di 180 realtà del territorio tra parrocchie, Caritas, associazioni, scuole, università e strutture ospedaliere. Penso alla fornitura di oltre 100 ventilatori e al murales per la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, al sostegno al reparto di terapia intensiva dell’Ospedale “Chiara Lubich” in Congo, o alle borse di studio del progetto “Premiamo Talenti”.
È un circuito virtuoso di geo-circolarità del valore: il risparmio raccolto viene reinvestito in loco sotto forma di credito, mentre gli utili alimentano iniziative che migliorano la qualità della vita collettiva. Più la banca è solida, più è libera e capace di svolgere la propria funzione sociale.
In un mercato bancario standardizzato dagli algoritmi, come riuscite a coniugare il rigore delle norme di vigilanza con l’ascolto e l’empatia verso il cliente?
È la nostra sfida principale: da un lato le regole di vigilanza impongono controlli e rigore nella gestione del rischio; dall’altro la nostra natura mutualistica ci impone una relazione autentica.
Non dover massimizzare il profitto ad ogni costo ci permette di sostenere i “costi di prossimità”, che si traducono soprattutto in tempo: il tempo dedicato ad ascoltare un imprenditore, una famiglia o un giovane che avvia un’attività. L’algoritmo elabora dati, ma non conosce le persone o il contesto. Ovviamente la vicinanza non significa indulgenza: una conoscenza più approfondita del cliente ci serve proprio a prendere decisioni di credito migliori e più consapevoli. L’equilibrio sta nel mettere la tecnologia al servizio dell’efficienza e le persone al servizio della relazione.
Guardando al futuro, quali sono le principali sfide economiche che la Direzione Generale intende affrontare per il domani di Terra di Lavoro?
In un contesto internazionale incerto, dobbiamo monitorare con attenzione la qualità del credito, prevedendo le difficoltà di famiglie e imprese prima che diventino irreversibili. Sostenere il territorio significa fare “buon credito”, affiancando i progetti validi.
Parallelamente lavoreremo sulla diversificazione dei ricavi, intercettando nuovi bisogni come la bancassicurazione e la protezione dei rischi. Ma la sfida regina resta crescere mantenendo l’equilibrio tra redditività, solidità e mutualità. Non inseghiamo il risultato del singolo trimestre: il nostro obiettivo è costruire un istituto che tra dieci o vent’anni sia ancora più solido e capace di accompagnare lo sviluppo della nostra terra.
ARTICOLO DISCORSIVO
Presidente Roberto Ricciardi, i dati recenti confermano una crescita costante dei volumi della banca. In un contesto economico complesso, cosa rappresenta questo risultato e quali sono i pilastri strategici di questa espansione?
I numeri raccontano una storia chiara: la nostra BCC è riconosciuta come un’istituzione autenticamente differente rispetto al panorama bancario tradizionale. Siamo una banca con un’anima, che mette al centro le persone per costruire risposte finanziarie su misura. La straordinaria fiducia che i nostri soci e correntisti ci rinnovano è il vero motore di questa crescita. È maturata la piena consapevolezza di cosa significhi avere al fianco una vera “banca di comunità”: una finanza etica che restituisce valore al territorio.
Per nostra natura non partecipiamo a logiche speculative o risiko bancari. La nostra espansione ha una missione civica, scritta nell’Articolo 2 del nostro Statuto: far sì che il risparmio raccolto sui nostri territori si trasformi interamente in credito reale per le famiglie e le imprese locali, anziché prendere la strada di centri finanziari lontani.
L’apertura della nuova filiale di Maddaloni e l’ampliamento della Sede di Direzione Generale a Casagiove segnano passi fondamentali. Quale valore aggiunto porteranno queste strutture?
Maddaloni è da sempre un polmone vitale del nostro territorio, dove contavamo già tantissimi soci. L’apertura della nuova filiale risponde al desiderio di offrire un presidio ancora più vicino e tempestivo, permettendoci al contempo di allargare il raggio d’azione verso l’area nolana.
L’ampliamento della sede centrale di Casagiove, invece, ci consentirà di accentrare in un’unica struttura moderna le funzioni aziendali oggi distribuite tra Santa Maria Capua Vetere, San Prisco e Casagiove, garantendo processi più rapidi. Ma questo progetto ha soprattutto un cuore sociale: inaugureremo un grande Auditorium intitolato a San Vincenzo de’ Paoli, una “casa della comunità” aperta alle associazioni, alla cultura e alle idee.
In che modo la visione sociale del credito cooperativo si traduce in interventi concreti per la comunità e per le fasce vulnerabili?
La nostra visione si riassume in una parola: restituzione. Mentre il sistema finanziario tradizionale misura i contesti solo come numeri, la nostra BCC valuta il proprio successo nella capacità di elevare il benessere sociale e culturale della propria gente.
Grazie alla fedeltà dei nostri soci, la banca genera utili che non vanno a dividendi privati, ma ritornano interamente al territorio. Questi fondi si trasformano in risorse concrete destinate alla solidarietà, al sostegno delle fasce meno abbienti, all’assistenza sociale e al volontariato, affinché nessuno rimanga indietro.
La crescita della BCC si esprime anche nella valorizzazione del patrimonio culturale e nell’attenzione alle nuove generazioni. Quali sono i progetti più significativi in questi ambiti?
Investiamo risorse reali per mostrare la storia e la bellezza di Terra di Lavoro. Dopo aver finanziato la valorizzazione di due sculture al Museo Archeologico dell’Antica Capua con il maestro Luigi Spina, stiamo realizzando con lui il progetto visivo “Terra di Lavoro: paesaggi inattesi”, che sveleremo all’inaugurazione del nuovo Auditorium.
Parallelamente guardiamo ai giovani, che rappresentano il nostro presente. Vantiamo un’Associazione Giovani Soci con circa 450 ragazzi. In cantiere ci sono molte iniziative, a partire dall’appuntamento del 1° ottobre presso la Tenuta Re Ferdinando a San Prisco dedicato alla promozione culturale, fino all’assemblea di fine anno per il rinnovo degli organi sociali. Vogliamo offrire loro spazio e strumenti per diventare la classe dirigente di domani.
Sul fronte dell’inclusione e della parità di genere, quali azioni concrete state promuovendo e che messaggio desidera rivolgere alle donne del territorio?
Siamo tra le primissime Banche di Credito Cooperativo ad aver ottenuto la Certificazione per la Parità di Genere. Per noi non è un punto d’arrivo, ma un percorso rigoroso che richiede investimenti continui in risorse e formazione affinché il merito femminile sia valorizzato senza barriere.
Alle donne diciamo che la BCC è al loro fianco con strumenti concreti, ascolto ed empatia. Da anni promuoviamo l’iniziativa “Terra di Donne”, nata per premiare le eccellenze femminili della nostra terra nate nel campo della ricerca, dell’imprenditoria e dell’arte. Far conoscere le loro storie significa offrire modelli positivi e dimostrare alle giovani che, con la determinazione e l’appoggio di una banca amica, ogni traguardo è raggiungibile.
Guardando avanti, come immagina l’evoluzione della BCC Terra di Lavoro nei prossimi anni?
Immagino una banca che continui a fare il proprio mestiere con eccellenza, garantendo al territorio le risorse necessarie per crescere, innovare e creare lavoro. Il nostro obiettivo strategico è completare una continuità territoriale che abbracci l’area da Cassino fino a Nola, coinvolgendo sempre di più le nuove generazioni nella vita democratica dell’istituto.
La BCC Terra di Lavoro non è semplicemente una banca: è un patrimonio di tutti, un punto di riferimento solido, umano e sicuro per l’intero tessuto economico e sociale della nostra terra.
Ecco il testo dell’intervista al Direttore Francese ottimizzato e snellito.
Direttore Antonio Francese, i numeri della recente relazione semestrale mostrano indici di crescita e di solidità finanziaria eccezionali. Come si traducono questi risultati in stabilità per i risparmiatori e sostegno concreto per il tessuto sociale di Terra di Lavoro?
I risultati della semestrale sono una conferma della solidità del nostro modello. Per una BCC l’utile non è un punto di arrivo o un dividendo da massimizzare, ma uno strumento per rafforzare il patrimonio, tutelare i risparmiatori e produrre un vantaggio per la comunità.
Attraverso la mutualità trasformiamo la gestione economica in interventi diretti: nell’ultimo periodo abbiamo destinato 379mila euro a favore di 180 realtà del territorio tra parrocchie, Caritas, associazioni, scuole, università e strutture ospedaliere. Penso alla fornitura di oltre 100 ventilatori e al murales per la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, al sostegno al reparto di terapia intensiva dell’Ospedale “Chiara Lubich” in Congo, o alle borse di studio del progetto “Premiamo Talenti”.
È un circuito virtuoso di geo-circolarità del valore: il risparmio raccolto viene reinvestito in loco sotto forma di credito, mentre gli utili alimentano iniziative che migliorano la qualità della vita collettiva. Più la banca è solida, più è libera e capace di svolgere la propria funzione sociale.
In un mercato bancario standardizzato dagli algoritmi, come riuscite a coniugare il rigore delle norme di vigilanza con l’ascolto e l’empatia verso il cliente?
È la nostra sfida principale: da un lato le regole di vigilanza impongono controlli e rigore nella gestione del rischio; dall’altro la nostra natura mutualistica ci impone una relazione autentica.
Non dover massimizzare il profitto ad ogni costo ci permette di sostenere i “costi di prossimità”, che si traducono soprattutto in tempo: il tempo dedicato ad ascoltare un imprenditore, una famiglia o un giovane che avvia un’attività. L’algoritmo elabora dati, ma non conosce le persone o il contesto. Ovviamente la vicinanza non significa indulgenza: una conoscenza più approfondita del cliente ci serve proprio a prendere decisioni di credito migliori e più consapevoli. L’equilibrio sta nel mettere la tecnologia al servizio dell’efficienza e le persone al servizio della relazione.
Guardando al futuro, quali sono le principali sfide economiche che la Direzione Generale intende affrontare per il domani di Terra di Lavoro?
In un contesto internazionale incerto, dobbiamo monitorare con attenzione la qualità del credito, prevedendo le difficoltà di famiglie e imprese prima che diventino irreversibili. Sostenere il territorio significa fare “buon credito”, affiancando i progetti validi.
Parallelamente lavoreremo sulla diversificazione dei ricavi, intercettando nuovi bisogni come la bancassicurazione e la protezione dei rischi. Ma la sfida regina resta crescere mantenendo l’equilibrio tra redditività, solidità e mutualità. Non inseghiamo il risultato del singolo trimestre: il nostro obiettivo è costruire un istituto che tra dieci o vent’anni sia ancora più solido e capace di accompagnare lo sviluppo della nostra terra.
