Sentenza Di Domenico: assoluzioni e riduzione di pene. Costa assolto con formula piena

Nola -Non ha smentito le attese. La sentenza di primo grado del Tribunale di Nola su presunti appartenenti al clan Di Domenico non è stata infatti priva di sorprese. Dopo settimane di dibattimento, dopo la replica del pubblico ministero Simone Di Monte alle arringhe degli avvocati difensori, il collegio D, presieduto dalla dottoressa Bruno ha emesso il proprio verdetto. Un verdetto giunto, nel pomeriggio di ieri, dopo ore di camera di consiglio. In particolare, il collegio giudicante che ha visto come giudici a latere Aurigemma e Di Iorio, ha dichiarato colpevole dei reati ascritti Clementina Napolitano, condannandola alla pena di anni 7 e mesi 6 di reclusione. Alla stessa è stata però esclusa l’aggravante dell’articolo 7 della legge 203/91, quella relativa al vincolo di associazione mafiosa, riconoscendole le circostanze generiche. Sentenza di condanna per anni quattro  di reclusione,  anche per Ambrosio Aniello. Medesimo verdetto anche per Ciro Di Domenico alla pena di sei anni di reclusione e seimila euro di multa. La posizione accusatoria del Di Domenico, fratello del più celebre Marcello, è stata  ridotta di molto nella sua gravità visto che non gli è stata riconosciuta l’associazione camorristica. A rintuzzare le argomentazione dell’accusa è stato l’avvocato difensore Attilio Panagrosso che è riuscito a dimostrare anche il non coinvolgimento del suo assistito ad un conflitto a fuoco con i carabinieri del nucleo di Castello di Cisterna. In buona sostanza, il Di Domenico è stato riconosciuto colpevole solo di una serie di reati minori. Vittoria su tutti i fronti, invece, per la difesa di Felice Costa, patrocinata dagli avvocati Erasmo Fuschillo e Lucio Barbato. Per Costa infatti c’è stata l’assoluzione con formula piena per non aver commesso il fatto. Una sentenza di assoluzione che rende giustizia dei circa 16 mesi di detenzione preventiva patita dalla parte. Inoltre il tribunale ha dichiarato le pene inflitte ad Aniello Ambrosio, così come per Clementina Napolitano, estinte per indulto nella misura di tre anni. Una circostanza che nei confronti di Aniello Ambrosio produce l’ inefficacia della misura cautelare che era ancora in corso e l’immediata liberazione. A questo punto lo stesso Ambrosio è tornato libero. Fin qui, la decisione del tribunale che chiude il primo grado del processo partito con un ‘ operazione dei Carabinieri del dicembre 2008. Agli indagati era contestata la partecipazione all’associazione di stampo camorristico capeggiata dai fratelli Marcello e Ciro Di Domenico, soprannominati “i marciuliani”, nonché la commissione di condotte estorsive e di atti di illecita concorrenza perpetrati ai danni di imprenditori e operatori commerciali dell’agro nolano. La struttura associativa capeggiata dai Di Domenico  costituirebbe una costola del clan Moccia di Afragola. Ma alla luce di questa sentenza, gran parte delle tesi accusatorie ne escono fortemente indebolite. Fra novanta giorni è prevista il deposito delle motivazioni.

di redazione cronaca

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