Nola, la Rete Civitas denuncia “Senza Puc si rischia il commissariamento. Siamo all’anarchia urbanistica”

Nola – “Il comune rischia il commissariamento per la mancata adozione di un Piano Urbanistico comunale, nonostante l’ obbligo di legge”. La rete di associazioni riunite sotto la denominazione di Civis Civitas lancia il suo grido di allarme. “Nonostante le nostre continue sollecitazioni – si legge in un documento sottoscritto l’altro  giorno – per un organico governo del territorio, certe azioni della nostra Amministrazione ed il metodo che le sottende, mostrano l’assenza di ogni strategia sul destino di Nola. Di contro dobbiamo registrare una fervida attività di rilascio di autorizzazioni edilizie private, molte di notevole consistenza, con un consumo di suolo scriteriato che non ha precedenti nella storia di questa città”.

Il riferimento è- a giudizio sempre di Civitas – a mega condomini, nuovi ipermercati, depositi commerciali e quant’altro che continuerebbero“Ad avere l’attenzione della politica comunale e ad addensarsi sulle fasce periferiche, giă strangolate da un traffico insostenibile, snaturando profondamente l’immagine di una città che va sempre più omologandosi ai disastrati centri della periferia nord napolitana”. Il timore, secondo le associazioni, è che proseguendo su questa strada di “anarchia urbanistica” si rischia seriamente di pregiudicare l’identità stessa della città.

L’assenza di programmazione di medio – lungo periodo, da parte dell’amministrazione,  presta il fianco ad iniziative estemporanee o di carattere privato che in alcuni casi, seppur animate da sincere motivazioni di cittadinanza attiva, mettono al repentaglio il bene comune.

“Siamo di fronte ad un’attività amministrativa – continua ancora la nota –  che sembra trovare il collante sulla cementificazione, sul consumo delle risorse naturali, sulla adesione alle richiesta da parte dei privati di varianti urbanistiche a vario titolo”.

Il documento entra nel merito anche della recente vicenda di piazza Sant’Antonio Abate, oggetto di un intervento di ripulitura generale e di sistemazione da parte di un privato che l’ha liberata da cumuli di rifiuti. Un’ azione senza dubbio meritoria che però si è spinta anche in una manomissione dello spazio con una rintiteggiatura e un’ autonoma riorganizzazione del verde. Ma la domanda che in molti si pongono “E’ possible intervenire in questo modo e con quali atti amministrativi?” “Pur comprendendo – continua la nota – la legittima rivendicazione di decoro e pulizia degli spazi pubblici, la polemica che si è innescata a seguito del recente “arredo” di Piazza Sant’Antonio Abate, che riguarda soprattutto il metodo adottato, ha riacceso le luci sul tema che ci sta a cuore, quello della programmazione del futuro della Città. “Gli spazi pubblici sono un “bene comune” ed una recente sentenza della Corte di Cassazione, depositata l’11 novembre 2020, ha riaffermato il principio per il quale “le pubbliche piazze, vie, strade, e altri spazi urbani, laddove rientranti nell’ambito dei Centri Storici, sono qualificabili come beni culturali ope legis

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