Nola: un uomo minaccia di buttarsi da un balcone del comune

Nola –  Dopo aver colloquiato per più di un’ ora con gli assistenti sociali ed il dirigente di settore, esponendo il suo caso di forte difficoltà, ricevendone anche rassicurazioni,  è entrato come una furia nell’altro ufficio dell’assistenza sociale del Comune di Nola  ed ha aperto velocemente il balcone, scavalcandone subito dopo il davanzale. “ Voglio farla finita !”Ha urlato. Il personale dell’ufficio si è avventato su di lui, in un estremo tentativo di dissuadere quell’uomo ben deciso a lanciarsi nel vuoto. L’istinto di conservazione poi ha prevalso  sull’impeto, ed Ernesto Cestineto, 43 enne di Nola è finito per rimanere a lungo pericolosamente sospeso sulla piccola mensolina di cemento appena sotto il balcone dell’ufficio dell’ assistenza sociale del comune. Sotto di lui, semplicemente il vuoto. La sua è una storia difficile di emarginazione, di divisione familiare, di difficoltà economica. Ci sono  tutti gli “ingredienti” per far spegnere la luce della ragione. Una luce offuscata anche da pregressi problemi legati all’uso della droga, non del tutto superati. Un passato da detenuto per piccoli reati. Cestineto chiedeva da tempo una mano uscire dal suo profondo tunnel. Qualche giorno fa a causa dell’ennesimo litigio con la sua convivente, da cui ha avuto tre figli, si era ritrovato anche senza una dimora, visto che la donna gli avrebbe fatto trovare l’abitazione di casa chiusa oltre a denunciarlo ai carabinieri con l’accusa di essere una persona violenta. Un’ accusa che Cestineto nega con forza. Verso le 12,30 la situazione sembra precipitare. A giungere sul posto sono gli agenti di Polizia, i vigili del fuoco, un ‘ autoambulanza. Cestineto sembra,infatti,sempre più convinto a farla finita. Afferma di  essere solo ed abbandonato da tutti. La sua è una vita senza  senso. Vani sono i tentativi del personale dell’ufficio assistenza, con la dottoressa Vallone in testa ed i suoi collaboratori, dell’ assessore ai Beni Culturali De Lucia, degli agenti di Polizia, a convincere l’uomo a recedere dal  suo proposito. Ad un certo punto Cestineto chiede di fare un appello. Vuole che la sua storia di disperazione e di abbandono venga conosciuta da tutti. Chiede di parlare con un giornalista che giunge poco dopo  Il cronista una volta raggiunto il secondo piano prova a parlare con Cestineto ben disposto a tirare fuori, a condividere con tutti, attraverso il giornale, la sua profonda angoscia. Insieme all’aiuto di un agente di Polizia, chiede all’uomo di mettersi in una posizione di maggiore sicurezza, prima di iniziare l’intervista. Richiesta che viene accolta a patto che tutti eccetto il giornalista lascino la stanza. Cestineto quindi abbandona la sua pericolosa posizione sulla pensilina di cemento, mettendosi a cavalcioni sul davanzale, con una gamba all’interno dell’ufficio e l’altra a penzoloni. E’ un fiume in piena. Man mano che prosegue nel suo racconto, sembra rasserenarsi. Nel frattempo, la stanza è tornata a riempirsi. Ci sono anche i due agenti di Polizia che lo rincuorano, rassicurandolo che poi tutto si aggiusterà. E’ il momento buono per agire. Con una presa sicura i due agenti afferrano Cestineto. Ne viene fuori un lungo e faticoso corpo a corpo. Sono attimi interminabili, ma alla fine riescono a bloccare l’ uomo ed a condurlo all’interno della stanza. Tutti tirano un sospiro di sollievo. A  Cestineto viene offerto un bicchiere d’ acqua. Sembra più sereno, ma gli occhi sono quelli di un uomo sofferente di un dolore che gli proviene da dentro, che vorrebbe prendersela con il mondo, ma finisce per prendersela solo con se stesso in un moto di autodistruzione. Intorno a lui, tutti gli dicono che gli daranno una mano, ma lui  fissa gli occhi nel vuoto. Lascia il palazzo di città per una visita medica di routine. E’ un caso che andrà seguito ancora da vicino anche nei prossimi giorni. Lo specchio di un altro volto della città: quello di coloro che sono risucchiati dal vortice della disperazione e delle difficili

 

“ Quello che la mia compagnia afferma è tutto falso. Non mi si può fare un’ altra cattiveria come questa. Deve venire qua e davanti a tutti deve smentire quello che ha detto!”. E’ disperato Ernesto Cestineto, l’uomo che ieri ha provato a lanciarsi nel vuoto dal balcone dell’ufficio assistenza del comune di Nola. “ Sono giorni che dormo in strada – continua nel suo confuso e drammatico racconto, mentre è a cavalcioni sul davanzale del secondo piano del comune – mi ha fatto trovare la porta di casa chiusa. Ha fatto chiamare i Carabinieri dicendo che sono un tipo violento, ma tutto questo non è vero. Con sacrifici cercavo di portare avanti la famiglia, ma sono due anni da quando sono uscito di galera per piccoli reati che chiedo aiuto. Un aiuto che però nessuno mi da e perciò voglio farla finita. Ora mi sento solo ed abbandonato.  Sono stato anche per poco tempo a casa di mia mamma che però è malata. Non voglio darle pensieri e quindi il più del tempo l’ho trascorso in strada, dormendo di notte sulle panchine. Ma ora sono stanco, non ce la faccio più!”. Sono ore che Cestineto è su quel balcone. La sua è una storia difficile, una vita caratterizzata da un percorso tormentato e segnato anche dalla droga e dalla galera. Chiede un aiuto per rimettersi in piedi e per poter essere un uomo, ma oggi si sente sempre più solo, abbandonato anche dalla compagnia che lo accusa di essere una persona violenta. Accusa che egli nega con forza. E ciò che lo fa soffrire di più è il fatto che questa vicenda possa allontanarlo dai figli che  vede come l’unica ancora di salvataggio, anzi l’unico motivo per continuare a vivere.  Già l’altro giorno aveva tentato di lanciarsi dal balcone del secondo piano, quello dell’ufficio assistenza. A ‘placcarlo’ prontamente in quella occasione è stato un attento dipendente. Difficile definire i contorni della vicenda, capire fin dove arrivano le ragioni di Ernesto Cestineto. L’unica cosa chiara è  la sua disperazione che va capita, cercando nei limiti del possibile di inserire l’uomo in un percorso di recupero, in primo luogo del proprio equilibrio interiore. Ed proprio su questo che cercheranno di lavorare gli uffici preposti anche di concerto con l’ Asl. Un caso che certamente non mancherà di tornare alla ribalta della cronaca anche nei prossimi giorni, come spia di un fronte, quello delle politiche sociali, sempre più caldo e difficile da gestire, con risorse sempre più limitate a cui fanno da contro altare disagi sempre crescenti. Un ufficio, quello dell’ assistenza sociale,  che sta sempre di più diventando una trincea, quotidianamente presa  d’assalto da problematiche complesse a cui si oppongono la grande forza d’ animo e la disponibilità di dipendenti e dirigenti, oltre che dell’assessorato di riferimento, che purtroppo,  in molti casi, da soli non bastano.

Giacomo Stefanile, dirigente politiche sociali comune di Nola ” Il caso è l’emblema della crisi del sistema”

Il caso di Ernesto Cestineto è un caso già noto da tempo agli uffici del comune di Nola. Un caso tra i più complessi e difficili come ci confermano. L’uomo con precedenti legati all’uso di stupefacenti aveva iniziato in passato un percorso di disintossicazione. Un percorso non perfettamente completato che ancora oggi gli procura problemi e “ ricadute”. Di fondo anche una difficile situazione familiare con i profondi dissidi con la propria compagna legati sempre alle problematiche della droga e della precaria, se non disperata situazione economica. Originario del quartiere Stella, Cestineto viveva nel quartiere Gescal. Aveva iniziato a vagabondare da qualche giorno in città, da quando, come lui stesso racconto,la compagna gli aveva fatto trovare la casa dove abitavano chiusa, oltre che a denunciarlo per violenza all’autorità giudiziaria. Un caso che mette in evidenza le difficoltà in cui si trova ad operare l’ufficio assistenze e politiche sociali. “ La difficoltà di intervento, nonostante l’attenzione degli operatori deriva da una carenza di sistema – afferma il dirigente alle politiche sociali del comune di Nola, l’architetto Giacomo Stefanile – una situazione che fa sì che da una goccia possa scaturire il diluvio , un’ emergenza sociale determinata dalla mancanza di lavoro a cui si aggiunge la crescente povertà che incidono sull’equilibrio interiore, determinando uno stato di esasperazione delle persone, mentre le burocrazie lottano oscillando tra le necessitò e le competenze dei regolamenti che alla lasciano in solitudine chi chiede aiuto. Noi cerchiamo con i pochi mezzi che abbiamo a disposizione di rispondere a questa emergenza sociale. Uno degli esempi è il centro di front – line di Via Abate Minichini, destinato proprio alle emergenze sociali”.

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