Alfonso Zufacchi: la voce dell’amore

..Questa storia inizia nel 1952: l’Italia, lentamente sta ripartendo..La televisione non è ancora arrivata e gli italiani corrono al cinema. Nelle sale, spopola il grande Totò, che con lo spassosissimo film “Totò e le donne”, tra le righe di un apparente humour misogino, esplora l’eterno conflitto uomo vs donna, opportunamente sanato, in questo caso, dall’amore; tuttavia, tanti sono i pericoli della felicità coniugale, anche se il più temibile di tutti sembra essere sempre lo stesso: il calcio. E chissà quante povere mogli, in quel lontano 1952, hanno dovuto fare i conti con la rivale più imbattibile: la squadra del cuore..leggendaria la Juventus di quell’anno, che col mitico trio d’attacco Muccinelli-Boniperti-Hansen s’è appena aggiudicata il suo nono scudetto.

..ma noi non dobbiamo arrivare fino a Torino per raccontarvi questa storia..

Ci fermeremo nella redazione di un giornale, “Il Roma”, dove un giornalista, Stefano Memola,  in occasione della tradizionale festa dei Gigli di Barra ha indetto un concorso canoro.

..Quinnic’anne, figliulella, tu arrussive comm’a cchè, quanno mez’ ‘e cumpagnelle tu vediv’ ‘e e spunt’a mmè. Ce guardavam’ annascuse, senza dirce ‘na parola, tu scurnosa, io scurnoso ma, felic’ ‘e nce vedè.. Barresina, nammuratella mia..

Molti storici sostengono che le radici melodiche dei Gigli di Barra siano da ricercare, attentamente, nel folclore classico napoletano. E a riprova di questa tesi, un raffronto diretto con la traditio nolana svelerebbe quanto la canzone barrese si dispieghi, dissimile, non solo nel contenuto ma finanche nella struttura. Ad esempio, nel patrimonio artistico della Festa, qui a Barra, “i sentimenti” si palesano in un’immediata linearità seduttiva, attraverso note e versi intessuti in uno schema compositivo esplicito, rilevante la manifestazione più tangibile di un “espressionismo emozionale”, che si riflette nei riverberi dell’amore: nello specifico, amore per la propria donna, amore per la propria terra e amore per la propria paranza. Infatti, analizzando il decennio 1987/1997, nel percorso artistico/musicale della Mondiale, tante sono state le canzoni composte per l’alzata, che ben riassumono questi tre aspetti: basti citare Scriveme (1988), Paese mio (1989) e ‘Nu Brinneso (1997). Maestri quali Gino Napolitano, Raffaele Improta e Giovanni Busiello reinterpretano, in questi brani, il virtuosismo della tromba, affidando così una sorprendente voce armoniosa a testi poetici memorabili composti dal poeta Zufacchi. Ma torniamo al 1952. Il primo premio, al concorso, sarà assegnato al testo, Barresina, il cui autore è, insieme al maestro Sannicandro, proprio Zufacchi. Luigi Zufacchi, meglio noto come Alfonsino, nacque nel 1919: in quegli anni, la Festa s’è già radicata, da decenni, nel tessuto sociale barrese, e se pur all’origine, la sua tradizione artistica ha dato prova di grandi talenti, quali Eduardo Napolitano, Salvatore Armenio e Ferdinando Palumbo, tanto che lo stesso Zufacchi, quando nel 1937 compone il suo primo successo “Asso piglia tutto”, vi si accosta con timoroso rispetto. Ciò nonostante, da allora, e fino al 2002 (anno in cui è venuto a mancare), don Alfonsino ha incarnato l’icona indiscussa della voce poetica “dei Gigli barresi”. Le sue liriche rincorrono una linearità metrica assoluta, che si fonde in un lindore dialettale senza eguali. Un testo da manuale, insomma, che nella sua semplicità strutturale rivela tutta l’originalità della traditio barrese. Compositore sia per la festa di Nola e sia per quella di Brusciano, secondo lo storico barrese Romano Marino, don Alfonsino  avrebbe elaborato, in 62 anni d’attività, un migliaio di testi la cui genialità è racchiusa nel segreto di quei versi, che lasciavano librare, attraverso semplici parole, emozioni universali.

..Ho sempre pensato, ogni volta che ascolto “Barresina”, che l’amore non sia altro che questo.. semplicemente..

di Elisabetta Nappo

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